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 Il nostro punto di vista

 
4 NO PER LA VITA
, la testata di questo sito sembrerebbe dire tutto, per questo motivo occorre precisare qual è il nostro punto di vista sul referendum del 12 e 13 Giugno.

La nostra convinzione è sempre stata che avrebbe giovato a tutti un serio e profondo dibattito culturale su un tema come quello della vita, della sua creazione artificiale e della sua manipolazione. Avremmo preferito una grande mobilitazione che, di fronte a quesiti determinanti per la visione che la nostra civiltà ha della vita umana e della persona, decidesse di optare per le urne e per un NO deciso.

Non è vero che “sulla vita non si vota. Se si domanda di abolire una visione della vita, che considera l’essere umano tale dal momento del concepimento e la vita umana come bene intoccabile, per sostituirla con una visione che fa della vita dell’uomo e dell’essere umano un oggetto senza diritti, un mezzo e una cavia, è doveroso rispondere che, NO, quell’abolizione non la vogliamo. Esattamente come è doveroso opporsi ad una scienza che non lavora più per l’uomo ma attraverso di esso, una scienza che non è più sottomessa all’uomo ma che a sua volta lo sottomette. NO a chi vuole convincerci che non è vero che ognuno di noi ha cominciato ad esistere dal momento della fusione di uno spermatozoo e un ovulo.

I nostri NO sono laici, non hanno niente a che vedere con la religione, con Dio o con l’anima. Sono dei NO dettati dalla logica e della ragione, questo lo diciamo per chi vede nel fronte del NO e dell’astensione un compatto fronte clericale e bigotto contrapposto ad un altrettanto compatto fronte di difensori della laicità delle istituzioni e della scienza.

Dunque, che fare il 12 e il 13 Giugno? Consideriamo l’astensione una scelta legittima, non condividendo le motivazioni di chi l’ ha sostenuta da subito e considerandola come una scelta opportunista, sicuramente la più indicata per raggiungere gli obbiettivi preposti ma anche la meno impegnativa.

Detto questo, abbiamo preso atto che al referendum mancano poche settimane, e non ce la sentiamo, dal momento che andare a votare NO significa favorire di fatto il raggiungimento del quorum necessario (il 50% +1 degli aventi diritto) e quindi la vittoria del Sì, di recarci alle urne. Non condanniamo chi andrà a votare 4 NO e comprendiamo questa scelta, ma il nostro obbiettivo è fare in modo che i diritti del concepito vengano garantiti e tutelati nel futuro, scegliamo quindi, a malincuore, il non voto. Non per convinzione ma per convenienza, la posta in gioco è troppo alta per rischiare.

Lucap