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La legge
40 del 19 febbraio del
2004 vieta la sperimentazione sugli
embrioni che non sia volta a «finalità terapeutiche e
diagnostiche volte alla
tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso», la
produzione di
embrioni umani a fini di ricerca, ogni forma di selezione eugenetica o
manipolazione per alterare il patrimonio genetico dell’embrione, ogni
intervento di clonazione e la produzione di ibridi tra gameti umani e
gameti di
specie diverse.
Per garantire il diritto alla vita del concepito viene
vietata la
crioconservazione, che mette gli embrioni in condizione di essere
considerati
"a disposizione", non solo per future gravidanze, ma anche dei
ricercatori.
Se al referendum del 12 e 13
giugno vincesse il Sì l’embrione sarebbe
considerato come
semplice materiale biologico da laboratorio e la vita umana
diverrebbe uno strumento in mano a scienziati e tecnici. Sarebbe
inoltre possibile la clonazione umana mediante trasferimento di
nucleo, in questo
modo si permetterebbe la produzione di nuovi embrioni per trarne
cellule
staminali embrionali che dovrebbero avere lo stesso patrimonio genetico
del
malato da curare.
La vita umana non è e non può
essere considerata come un mezzo, un farmaco, per curare delle malattie.
Che l’embrione sia essere umano dal momento in cui comincia ad
esistere,
cioè dal
momento del concepimento, è un fatto biologico, infatti
l’embrione è
naturalmente portato a evolversi prima in feto e poi in bambino.
Consentire la
ricerca sulle cellule staminali embrionali comporta l’eliminazione di
un
individuo ai primi stati della sua evoluzione e con un patrimonio
genetico
unico che definisce i suoi futuri caratteri somatici, non è
dunque accettabile
che la vita umana venga utilizzata per fare esperimenti e ricerca
scientifica. La
vita umana non deve essere il mezzo ma il fine ed è su
questo principio che
ci basiamo per dire NO alla
ricerca sulle cellule staminali embrionali e
quindi all’uccisione dell’embrione.
Inoltre
la ricerca sulle cellule
staminali embrionali non ha, finora, prodotto alcun risultato utile
nonostante sia legale in 32 paesi (tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Belgio,
Olanda, Grecia, Australia, Canada, Norvegia, Finlandia, Corea del Sud e
Giappone). Mai nessuna
persona è stata curata grazie al loro utilizzo.
Si sono avuti piuttosto importanti e
sorprendenti
sviluppi dalla ricerca sulle cellule staminali adulte che,
per fare
un paio di esempi, di recente hanno permesso a diversi britannici non
vedenti
di riacquistare la vista mentre lo scorso dicembre hanno fatto
sì che una donna
paralizzata riprendesse a muovere le gambe.
Quello
che i sostenitori del Sì
rivendicano è un diritto alla speranza di cura, non un diritto
alla cura che,
sappiamo, finora è stata possibile solo utilizzando cellule
staminali adulte. Non si
capisce poi perché si dovrebbero
togliere fondi ad una ricerca che ha prodotto risultati, quella sulle
staminali
adulte, per destinarli a quella che invece non ha mai prodotto niente
di utile,
quella sulle staminali embrionali.
Le cellule
staminali embrionali sono considerate
molto promettenti da alcuni scienziati poiché sono totipotenti, in pratica
hanno la capacità di trasformarsi in cellule di qualsiasi
tessuto umano (possono ad esempio diventare cellule del cuore o del
fegato)
mentre le cellule staminali adulte non hanno questa capacità.
Recentemente però
si è scoperto che è possibile regredire le cellule
staminali adulte fino a
farle diventare totipotenti e quindi in grado di svolgere la stessa
funzione
delle cellule staminali prese da un embrione, non ci sarebbe, inoltre,
il
rischio di rigetto poiché le staminali adulte regredite
sarebbero prelevate dal
paziente stesso. |